La ricerca giurisprudenziale che fa da sfondo alle cinque schede di analisi qui raccolte è stata condotta secondo criteri metodologici uniformi, fondati su un’analisi sistematica e trasversale delle pronunce, con un’attenzione integrata ai profili penalistici, civilistici e amministrativi della responsabilità connessa alla frequentazione alpinistica dell’ambiente montano. L’obiettivo non è stato quello di offrire una rassegna meramente descrittiva di decisioni eterogenee, bensì di interrogare la giurisprudenza quale luogo privilegiato di emersione delle tensioni che attraversano il diritto quando è chiamato a confrontarsi con attività strutturalmente esposte al rischio, come l’alpinismo.
In una prima fase, l’attività di ricerca si è concentrata su un ampio reperimento del materiale giurisprudenziale, effettuato attraverso le principali banche dati specialistiche (in particolare, ma non solo: Foroplus – già Il Foro Italiano - DeJure e One Legale W.K.), adottando una strategia di consultazione volutamente estesa. Le chiavi di interrogazione utilizzate - quali, ad esempio, “alpin*”, “valanga”, “CAI AND montagna” - sono state costruite in modo inclusivo, così da intercettare non soltanto la giurisprudenza direttamente riferita all’attività alpinistica in senso stretto, ma anche quella afferente ad ambiti contigui e funzionalmente rilevanti per l’analisi del rischio in ambiente naturale. Tale approccio ha consentito di raccogliere un primo corpus “grezzo” di circa settecento decisioni, eterogenee per contesto, materia e oggetto.
La fase successiva ha richiesto un lavoro di selezione rigoroso, orientato dall’esigenza di valorizzare esclusivamente le pronunce che presentassero, in modo diretto o anche solo indiretto, profili utili alla ricostruzione dei criteri di imputazione della responsabilità nell’alpinismo. Il filtraggio non è stato dunque operato sulla base di una classificazione formale delle decisioni, ma attraverso l’individuazione di quegli snodi concettuali ricorrenti che attraversano i diversi settori dell’ordinamento e che risultano decisivi per comprendere come il diritto reagisca all’alea propria dell’attività alpinistica.
Attraverso tale percorso metodologico, un insieme inizialmente frammentato di decisioni è stato progressivamente ricondotto a una struttura coerente e leggibile, articolata in cinque aree tematiche. Esse non rappresentano compartimenti stagni, ma prospettive di osservazione complementari di un medesimo fenomeno: la difficoltà, per l’ordinamento, di calibrare la responsabilità giuridica in un contesto caratterizzato da un rischio elevato, accettato dai praticanti e in larga parte non eliminabile. Le schede che seguono intendono quindi offrire strumenti di lettura capaci di mettere in relazione tra loro ambiti tradizionalmente separati del diritto, mostrando come la giurisprudenza costruisca, caso per caso, un equilibrio non sempre stabile tra tutela, libertà e rischio.
In questa prospettiva, la struttura complessiva del lavoro consente una lettura trasversale dei profili di responsabilità analizzati, pienamente coerente con le finalità del progetto Homo Horizontalis, interrogando il diritto nei suoi punti di attrito con le pratiche culturali e sociali che si sviluppano ai margini dei contesti ordinari di regolazione. Le cinque schede si inseriscono dunque in un percorso di ricerca più ampio, nel quale la montagna diviene spazio di osservazione privilegiato per riflettere sui limiti e sulle possibilità del diritto contemporaneo di governare il rischio senza snaturarne il significato.
Ultimo aggiornamento
21.01.2026